TEATRO BELLI

Piazza di Sant'Apollonia 11, 00153 Roma (RM)

ADERISCE ALLA CAMPAGNA VIVISPETTACOLO
Facendo riferimento a "Termini e Condizioni" di ViviSpettacolo per una più completa informazione, anche sugli spettacoli in programmazione, vi rimandiamo al sito del teatro:
www.teatrobelli.it

Il Teatro G. Belli è uno dei più antichi teatri romani.

Ospitato in quella che fu la Chiesa del Monastero di Santa Apollonia (da cui il nome della piazza) il Teatro G. Belli era già attivo nella seconda metà dell’800.

La storia di questo spazio è ricca di episodi curiosi.

Nel periodo in cui era sede del Monastero era qui che avveniva la vestizione della statua della Madonna per la processione che si teneva (e si tiene tuttora) durante la Festa de’ Noantri. Successivamente è proprio qui che fu rinchiusa Lorenza Feliciani, la bella moglie di Cagliostro, da lei stessa accusato di stregoneria. Ed è sempre qui che molto, molto tempo prima, aveva vissuto, scomparso il suo grande amore, la Fornarina di Raffaello. In ogni caso, in quegli anni, esso aveva la precisa funzione di Refugium peccatorum, e la disciplina all’interno era molto severa. Il fatto è che, finito il periodo di pena, non risulta che Lorenza sia uscita dal monastero, e nemmeno che vi sia rimasta: scomparve, e nessuno ha saputo più nulla di lei. Fatto sta che in certe notti d’autunno, per i vicoli di Trastevere passa in silenzio una figura di donna, che nessuno ha mai visto in faccia; rasentando i muri, senza far rumore, arriva al ponte Garibaldi, lo attraversa, e arriva fino a piazza di Spagna.

Qui, nel luogo dove Cagliostro fu arrestato, scompare in una chiazza d’ombra mentre dal nulla escono una risata di scherno e un grido:"Lorenza!".

Ancora oggi più di una persona, tra le tante che hanno lavorato al Teatro Belli (tra cui il sottoscritto), pur essendo all’oscuro di questa leggenda, racconta di essersi trovata di fronte a "strani fenomeni" mentre si trovava sola all’interno del Teatro.
Dopo che il convento fu chiuso definitivamente (sembra per un’improvvisa epidemia di peste), i locali del Teatro Belli hanno ospitato varie attività, tra cui una celebre taverna trasteverina. Ma è nella seconda metà dell’800 che il Belli diventa finalmente Teatro. Su questo palcoscenico, situato all’epoca dalla parte opposta rispetto ad oggi, circondato da 5 ordini di palchi in legno (andati distrutti negli anni ’30), hanno recitato alcuni dei più grandi interpreti del teatro italiano di fine ’800 e primi ’900: Gustavo Modena, Ermete Novelli, Leopoldo Fregoli, Lina Cavalieri (che proprio qui debuttò giovanissima per sostituire la madre colta da un attacco di tisi), per finire con Ettore Petrolini.

Fu sempre su questo palcoscenico che Giuseppe Garibaldi tenne un discorso agli elettori romani, episodio ricordato da una lapide esposta nel foyer del Teatro. Negli anni ’10 il Teatro Belli diventa cinematografo con il nome di AMOR. Poi inizia il declino. Negli anni ’50 e inizi ’60 ospita locali notturni, l’ultimo dei quali chiuso per un omicidio avvenuto proprio nell’ingresso. A metà degli anni ’60 ritorna Teatro e prende il nome di Teatro Belli. E’ una breve stagione di sperimentazione. Qui passano artisti come Pasolini, attori e registi importanti, ma la chiusura incombe. Nel 1969 Antonio Salines rileva il Teatro Belli, chiuso da diverso tempo e ridotto a un cumulo di macerie, quando ormai sembra certa la sua trasformazione in un ristorante. Lo restaura completamente e lo riapre al pubblico nel gennaio del 1972.
Da allora, per oltre 40 anni, Antonio Salines da direttore artistico del Belli ha animato la sala, dedicandocisi totalmente, ospitando e producendo nel tempo attori, registi, autori e artisti che hanno permesso al Teatro Belli di affermarsi come uno dei teatri "storici" dell’avanguardia teatrale italiana. (tra i tanti Flavio Bucci, Roberto Herlitzka, Bruno Cirino, Sergio Castellitto, Mario Scaccia, Dario Fo, Tinto Brass, Werner Schroeter, Roberto Lerici...)

Antonio Salines interverrà quattro volte per ristrutturare il Teatro e renderlo sempre più rispondente alle nuove esigenze dello spettacolo: nel 1984, nel 1988, nel 1999 e nel 2010.

Questi progressivi restauri hanno cancellato le ultime tracce dello spazio un pò maledetto tipico degli anni ’70, e ci hanno consegnato un Teatro Belli finalmente trasformato in un elegante e confortevole sala. Una sala che non ha perso però le caratteristiche che hanno fatto della sua storia una storia importante.

Orario botteghino 
  • Martedì - Sabato: ore 18,00-22,00
  • Domenica: ore 15,30-18,30

Contatti

Spettacoli in questa struttura

JE TE DONNERAI UNE VOIX
JE TE DONNERAI UNE VOIX
regia Emanuela Bolco con Hélène Sandoval canto Michelangelo Nari batteria: creazione e interpretazione Stefano Marazzi scritto da Hélène Sandoval Sandoval e Alexandra de Maussion Dietro le porte chiuse si consuma una tragedia silenziosa: il controllo coercitivo. Non si tratta soltanto di violenza fisica, ma di una progressiva erosione della libertà. Svelare i meccanismi di questa forma di violenza significa contribuire a riconoscere ciò che troppo spesso rimane invisibile e inaccettabile. Significa restituire alle vittime la possibilità di nominare ciò che hanno vissuto e, insieme, riappropriarsi della propria voce. Il progetto "Ti darò voce" ha preso gradualmente forma durante la pandemia, ispirato dall'esperienza personale di Hélène Sandoval. I periodi di lockdown hanno portato alla luce forme di violenza spesso difficili da riconoscere: abuso psicologico, controllo coercitivo, intimidazione, silenzi distruttivi, isolamento e violenza fisica. In Italia, la violenza nelle relazioni affettive continua a rappresentare una drammatica emergenza sociale. Eppure, molte vittime non osano parlare. La paura, l'isolamento, la vergogna e la progressiva perdita di fiducia in sè stesse possono impedire loro di chiedere aiuto. L'impegno di Hélène Sandoval nasce dalla volontà di rompere questo silenzio. La sua esperienza diventa così uno strumento di sensibilizzazione collettiva: portare alla luce i meccanismi della manipolazione psicologica e della violenza domestica significa aiutare a riconoscerli, prima che diventino normalità.
6 date disponibili
10/11/2026 - 15/11/2026
Teatro Belli
DANSCIRQUE
DANSCIRQUE
direzione Caterina Mochi Sismondi creazione e performance: Elisa mutto, Alex Duarte, Gabriel Pimentel, Ivan Ieri, Bea Zanin, Jonnathan Lemos, produzione blucinQueNice In DansCirque – Tre movimenti musicali e coreografici, si alternano in tre estratti degli spettacoli, diretti da Caterina Mochi Sismondi e accompagnati ora in Solo da violoncello ed elettronica. Why , Effetto Marilyn e Solo Due si susseguono, presentati dallo speaker Ivan Ieri che, come in un programma radiofonico, introduce agli spettatori ciò che andranno a vedere e ascoltare. Why presenta estratti dello spettacolo Hereos in cui l'icona del clown diventa il punto di partenza per una riflessione sulla maschera che ciascuno di noi indossa, attraverso i suoni campionati da film, Berio e voci di Grock con l'elettronica di Bea Zanin. Effetto Marilyn invece, si ispira a parole di Marilyn Monroe (della quale si celebra quest'anno il centenario) per trasformare l'immagine di donna bambola-oggetto in liberazione dagli schemi, attraverso la forza di una danza. Solo Due, infine a partire da violoncello e intacchi sonori sulle note del compositore Bernard Hermann del celebre film Vertigo, è una ricerca sull'identità in un corpo unico e frammentato, doppio, in cui il dialogo speculare tra strumento musicale, voce e movimento, trova un punto d'incontro nello spiazzamento, nella fragilità, nel limite, nell'effimero istante compiuto del momento sonoro. Questi Solo prendono vita dai tre spettacoli di ispirazione cinematografica della compagnia, riportando brani musicali originali, che ci conducono dentro atmosfere oniriche, sempre indagando il tema dell'identità.
2 date disponibili
21/11/2026 - 22/11/2026
Teatro Belli
SARFATTI
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di Angela Dematté da un’idea di Massimo Mattioli con Claudia Coli regia Andrea Chiodi scene Guido Buganza costumi Ilaria Ariemme musiche Daniele D'Angelo luci Orlando Cainelli produzione Golden Art Una donna entra nella redazione del Popolo d’Italia, il giornale fondato da Benito Mussolini dopo il licenziamento dall’“Avanti!”. Quella donna è Margherita Sarfatti: intellettuale colta e benestante, collezionista, critica d’arte, fondatrice del gruppo Novecento e mecenate di artisti come Boccioni, Sironi, Funi e dello stesso Mussolini, che contribuì a trasformare nel “Dux”. Sarfatti è il titolo dello spettacolo scritto da Angela Dematté, nato da un’idea di Massimo Mattioli e Claudia Coli, che ne è anche protagonista. La drammaturgia esplora la relazione profonda tra arte e potere durante il fascismo, raccontando la vicenda di una donna che, nel tentativo di dare senso alla propria vita artistica, materna e amorosa, ripercorre i momenti cruciali della storia italiana. «Che una donna abbia contribuito in modo determinante, ma anche inquietante, alla costruzione del mito del Duce e dell’arte del Novecento — scrive Dematté — è ciò che mi ha spinto a raccontare questa storia». Il regista Andrea Chiodi restituisce un ritratto complesso e umano: non solo l’amante del Duce, ma una figura visionaria, capace di influenzare cultura e politica, poi esclusa dal potere che aveva contribuito a creare. In scena, Sarfatti si confronta con la propria memoria e con un destino che intreccia arte, ideologia e sentimento.
6 date disponibili
24/11/2026 - 29/11/2026
Teatro Belli
RE_MARE
RE_MARE
di e con Francesco Bonomo Daniel Dwerryhouse collaborazione alla drammaturgia Francesca Sarteanesi luci Pietro Sperduti collaborazione artistica Leonardo Capuano costumi Andrea Viotti sonorizzazione e musiche Emiliano Dunca Barbieri produzione Goldend Art, Gli Amori Difficili, Progetti Carpe Diem Chiamiamo questo pianeta Terra. Eppure il Mare ne ricopre la maggior parte della superficie, custodisce le prime forme di vita, traccia rotte, separa e unisce terre, popoli, lingue e immaginari. Da sempre gli esseri umani lo attraversano per conquistare, fuggire, commerciare, salvarsi, cercare una casa o semplicemente un altrove. L’essere umano non è un albero: si muove. Lo ha sempre fatto. RE_Mare parte da questa evidenza e la mette in cortocircuito con l’illusione, tutta contemporanea, che sia possibile arrestare, ordinare o persino invertire un movimento che appartiene alla storia stessa dell’uomo. Tra apparizioni, trasformazioni, mito e cronaca, secoli lontanissimi finiscono così per trovarsi nello stesso spazio. Ma a decidere che cosa sia un viaggio è quasi sempre chi guarda arrivare. Le stesse azioni — partire, attraversare, approdare — possono produrre un santo, un eroe, un invasore, uno straniero, un migrante. Sono i confini, le epoche, le appartenenze e soprattutto i nomi che scegliamo a stabilire la differenza. E quei nomi raccontano forse più di chi li pronuncia che di chi sta arrivando. Il mare no. Il mare continua a muoversi sotto tutti questi nomi, indifferente alle nostre definizioni. Forse per questo è RE_Mare: perché prima di essere il mare che attraversiamo, è il mare che ci tollera. Un mare davanti al quale, da sempre, non possiamo fare altro che remare.
6 date disponibili
01/12/2026 - 06/12/2026
Teatro Belli
LUCI ROTTE
LUCI ROTTE
di e con Barbara Giordano regia Daniele Muratore musiche Vanja Sturno scena Anna Cingi costumi Laura Giannisi produzione Compagnia Mauri Sturno Per diciassette anni un abete rosso ha abitato la casa della famiglia Amato. Comprato per esaudire il desiderio di Luce, una bambina che lo aveva scelto tra tutti quelli in vendita, ha trascorso undici mesi l'anno sul balcone e ogni dicembre nel salotto di famiglia, ricoperto di addobbi, lucine e ricordi. Ora è vecchio, storto, quasi spoglio. La casa è stata venduta e questo sarà il suo ultimo Natale. Prima di andarsene, l'albero ricostruisce la propria storia e quella degli esseri umani che per anni gli sono vissuti intorno. Nevio e Celestina, i nonni; le figlie Margherita e Viviana; Ruggero, Caterina, Rizwana. Una famiglia rumorosa, buffa, esasperante e apparentemente simile a molte altre, che ogni Natale ripete gli stessi rituali come se ripeterli potesse tenere insieme ogni cosa. Ma nei ricordi dell'albero qualcosa torna continuamente a spezzarsi. Sono le luci. Attraverso il suo sguardo ingenuo, incapace di comprendere fino in fondo i comportamenti umani ma incapace anche di dimenticarli, ciò che sembrava una commedia familiare cambia lentamente forma. Una notte l'albero vede ciò che nessuno avrebbe dovuto permettere che accadesse e tenta, con l'unico strumento che possiede, di fare più luce. Diciassette anni dopo Luce torna nella casa della sua infanzia. Gli oggetti vengono divisi, i ricordi distribuiti, la famiglia continua a raccontarsi la propria versione della storia. Luce non vuole fotografie, vestiti o cimeli. Vuole soltanto l'albero. E portando con sé quell'essere sradicato che per anni è stato testimone silenzioso della sua infanzia, sceglie finalmente quali radici salvare.
4 date disponibili
08/12/2026 - 11/12/2026
Teatro Belli
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