Teatro Vittoria

Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (RM)

ADERISCE ALLA CAMPAGNA VIVISPETTACOLO
Facendo riferimento a "Termini e Condizioni" di ViviSpettacolo per una più completa informazione, anche sugli spettacoli in programmazione, vi rimandiamo al sito del teatro:www.teatrovittoria.it

MODALITA’ OPERATIVE DEL CARNET PRESSO IL TEATRO VITTORIA:
IL TEATRO RISERVA UN ALLOTMENT DI BIGLIETTI DISPONIBILI FINO AD ESAURIMENTO POSTI RISERVATI PER IL CARNET.
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LUNEDI
DALLE ORE 11.00 ALLE 13.00 E DALLE 16.00 ALLE 18.00
DAL MARTEDI AL SABATO: DALLE 11.00 ALLE 19.00
DOMENICA
E FESTIVI:  DALLE 11.00 ALLE 12.30

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DOVE SIAMO
Piazza S. Maria Liberatrice, 10 - 00153 Roma

Teatro Vittoria - Attori & Tecnici
- Teatro di prosa aperto da dicembre del 1986
- Capienza del teatro: n. 518 poltrone tra platea e galleria. E’ dotato di n. 1 montascale che accede in galleria dove sono posizionati n. 2 posti per disabili con carrozzina. 

Spettacoli in questa struttura

L'avaro immaginario
L'avaro immaginario
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Sette quadri, un prologo e un epilogo. È un viaggio nel teatro, quello di Molière in primo luogo, ma non soltanto… È anche un viaggio nel tempo quello del Seicento, un secolo pieno di guerre, epidemie, grandi tragedie ma anche di profonde intuizioni e illuminazioni che non riguardano solo “quel tempo. Ed è anche il viaggio, reale e immaginario, di Oreste Bruno e la sua Compagnia di famiglia, quella dei Fratelli dè Bruno da Nola, discendenti del grande filosofo Giordano Bruno), una vera “carretta dei comici” viaggiante, tanto cara sia a Peppino che a Luigi De Filippo. È il viaggio verso Parigi, verso il teatro, verso Molière ma anche una fuga dalla peste, da una terribile epidemia che ha costretto i Nostri a cimentarsi in un avventuroso viaggio verso un sogno, una speranza o solo la salvezza. Lungo il percorso, quando “la Compagnia” arriva nei pressi di un centro abitato, di un mercato o di un assembramento di persone, ecco che il “carretto viaggiante” diventa palcoscenico e “si fa il Teatro”. E col “teatro” si riesce anche a mangiare, quasi sempre. Infatti, grazie agli stratagemmi di tutti i componenti della famiglia teatrale si rimedia il pasto quotidiano o qualche misera offerta in monete o, più spesso, qualche pezzo di animale, già cucinato, offerto come compenso della esibizione sul palco-carretto, manco a dirlo, delle opere di Molière (L’Avaro e il Malato Immaginario sono “i cavalli di battaglia” di cui vengono proposti i momenti salienti, opportunamente adattati al luogo e agli astanti). Gli incontri durante il viaggio, sorprendenti ma non tutti piacevoli, l’avvicinamento anche fisico a Parigi, al teatro di Molière, la “corrispondenza” che il capocomico invia quotidianamente all’illustre “collega”, la forte connessione tra il mondo culturale e teatrale della Napoli di quel tempo con quella francese (con Pulcinella che diventa Scaramouche), di Molière ma forse ancor più di Corneille (che si celerebbe sotto mentite spoglie dietro alcune delle sue opere maggiori) la pesante eredità del pensiero di uno zio prete di Oreste Bruno, Filippo detto poi Giordano, scomparso da alcuni decenni ma di cui per fortuna non si ricorda più nessuno, e la morte in scena dello stesso Molière poco prima del loro arrivo a Parigi, renderanno davvero unico il viaggio di tutta la “Compagnia di famiglia” commedianti d’arte ma soprattutto persone “umane”, proprio come la grande commedia del teatro, dove “tutto è finto, ma niente è falso”. Note di regia Il progetto nasce soprattutto da una curiosità ‘artistica’, a sua volta originata dalla costatazione che, a un certo punto della loro carriera, i De Filippo (Peppino e Luigi in particolare) hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con il teatro di Molière e il suo genio innovativo, rimasto forse nel suo genere ancor oggi ineguagliato e vivissimo. A riprova, il fatto che, dopo oltre quattro secoli, in occasione della recente ricorrenza del quattrocentenario dalla nascita, si son tenute ovunque celebrazioni, studi e ricerche dedicate al suo teatro e alla sua mai tramontata “comédie humaine”. In particolare, “L’ Avaro” e “Il Malato immaginario” sono stati i due titoli a cui, una generazione dopo l’altra, i De Filippo, padre e figlio, hanno dedicato seppur con differenti approcci la loro attenzione, sia teatrale che umana, dal momento che per entrambi, come del resto per Molière, il confine tra la rappresentazione teatrale e la vita come teatro, anche vissuto nella realtà quotidiana, è stato davvero sottile. Enzo Decaro
12 date disponibili
17/03/2026 - 29/03/2026
Teatro Vittoria
Il carnevale degli insetti
Il carnevale degli insetti
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Una favola ironica, pungente e poetica, tra musica e parole, per dare voce – e zampa – agli invisibili protagonisti del nostro pianeta: gli insetti. Arriva a Roma Il carnevale degli insetti, spettacolo tratto dal manifesto ambientalista e satirico di Stefano Benni. Sul palco Amanda Sandrelli e Paolo Giovannucci prestano voce e corpo a farfalle, api, ragni, zanzare, tarli e coccinelle in un mondo capovolto, dove sono loro a osservare e giudicare l’umanità. Tra giochi di parole, neologismi e poesia, gli insetti sfilano in un carnevale grottesco e brillante, rivolgendosi a una specie – la nostra– troppo distratta per accorgersi della meraviglia che brulica ai suoi piedi e vola sopra la sua testa. La colonna sonora è affidata all’eclettismo dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta da Enrico Fink. Con musicisti provenienti da dodici diversi Paesi, l’ensemble incarna un laboratorio permanente tra musica e cittadinanza e offre una sonorità vibrante e variegata, capace di accompagnare il racconto con ironia, profondità e visione. Con la regia di Paolo Giovannucci, i costumi di Giuliana Colzi e le scene di Lucia Baricci, Il carnevale degli insetti è un invito a cambiare punto di vista, a guardare in basso – e dentro – per riscoprire l’incredibile ricchezza della natura e riflettere, con leggerezza e intelligenza, sul destino dell’uomo e del pianeta.
4 date disponibili
09/04/2026 - 12/04/2026
Teatro Vittoria
Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto
Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto
VIVISPETTACOLO 2025/2026 “Se guardando negli occhi mia madre non avessi paura di restare intrappolato, come dentro a uno specchio guarderei più spesso mia madre negli occhi e lei avrebbe meno paura di invecchiare.” Moscerino da grande vuole fare l'attore, vive in una casa piena di specchi e ha per amica la sua biblioteca, Biblì, che ogni giorno sa trovargli nuove parole con cui giocare. Tutto bene, no? No. Moscerino non sa parlare alla sua mamma e non c'è verso che la sua mamma, un notaio importante e sempre indaffarato, parli con lui. Il desiderio di comunicare, in ogni modo e con ogni mezzo, lo accompagna negli anni, di storia in storia, tra Achei e nutrie, musica e matematica, cosmologi che si innamorano di terrapiattiste e terribili commissioni d'esame a cui affidare il proprio futuro. La guida in questo strampalato viaggio di formazione è una sola: la poesia, che è anche l'ultima chiave per permettere alla mamma e a Moscerino di guardarsi finalmente negli occhi. “Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto” è uno spettacolo che combina i linguaggi della poesia performativa e del teatro canzone per raccontare una favola di formazione che si confronta con le paure e i desideri della generazione Z. Filippo Capobianco è campione italiano 2022 e attuale campione del mondo di poetry slam. Nato a Pavia nel 1998, dopo la laurea in fisica conseguita presso l'università di Pavia si dedica alla formazione artistica, studiando tra gli altri con Gabriele di Luca, Giuliana Musso, Giulia Tollis, Chiara Vitti, Andrea Campelli e Monica Bonomi. Dal 2021 si dedica con costanza alla poesia performativa, arrivando a vincere la 17esima edizione della Coupe du Monde di poetry slam di Parigi e presentando i propri lavori in collaborazione con Fondazione Corriere della Sera a BookCity Milano, all'Università Cattolica di Milano e sulla testata nazionale "La Lettura". Nel 2022 esordisce con lo spettacolo "Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto". Lo spettacolo è stato scelto nella rassegna Under 35 dell'Hystrio Festival 2023 ed ha vinto il FringeMi Festival 2024. È stato presentato a New York e sul palco del teatro Elfo Puccini di Milano.
1 date disponibili
13/04/2026
Teatro Vittoria
Papaveri rossi
Papaveri rossi
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Fucili e mitragliatrici, ma anche libri di scuola, spettacoli teatrali, donne alla guida dei camion, bambini e soldati insieme. Tutto questo è il Secondo Corpo d’Armata Polacco, guidato dal Generale Władysław Anders. Una storia vera a cui è dedicato lo spettacolo “Papaveri rossi”, nuova produzione di Teatro Pubblico Ligure ideata da Sergio Maifredi, regista e autore del testo insieme a Massimiliano Cividati, che lo interpreta, con la consulenza storica di Krystyna Jaworska. Sulla scena le parole si uniscono alla musica originale composta ed eseguita dal vivo da Gennaro Scarpato alle percussioni e Andrea Zani al pianoforte. Nell’80° anniversario della battaglia di Montecassino, debutta in prima nazionale il 27 marzo 2024 al Teatro Litta – Manifatture Teatrali Milanesi di Milano e l’11 novembre al Teatro Vittoria di Roma, giorno della Festa dell’Indipendenza, in cui la Polonia commemora l'anniversario della Seconda Repubblica di Polonia, 123 anni dopo la spartizione della Polonia nel 1795 da parte di Russia, Prussia e Austria. «Il mio viaggio verso la Polonia – racconta Sergio Maifredi - è partito da Genova molti anni fa grazie all’amicizia con Pietro Marchesani che all’Università di Genova era direttore dell’Istituto di polonistica. Arrivato in Polonia per la prima volta nel 2005 per lavorare in teatro a Poznan, rimasi stupito del fatto che lì molte vie erano intitolate a Montecassino; nelle biblioteche, nelle librerie c’erano libri su Montecassino. Ma che centravano i Polacchi con Montecassino? Da questa domanda ho iniziato a studiare e a scoprire una storia, quella del Secondo Corpo d’armata del generale Anders che in Italia non si conosce o non si vuole raccontare. Per me ora è un onore che l’Istituto Adam Mickiewicz e il Ministero della Cultura e del Patrimonio della Polonia abbiano sostenuto questo mio progetto di portare in scena questa grande storia nell’80º anniversario di Montecassino che avrà il suo debutto nazionale a Milano e sarà poi a Roma nel giorno dell’indipendenza della Polonia. Sono felice che parta con l’anteprima nazionale proprio da Genova, dalla mia città e dal Teatro che considero il mio laboratorio culturale». Il Secondo Corpo d’Armata Polacco viene costituito nella seconda parte del 1941 nella Russia centrale e all’inizio del 1942 si mette in marcia verso sud. È formato da circa 120.000 uomini, donne e bambini che erano rinchiusi nei gulag e nei campi di lavoro, ceduti da Stalin alla causa degli alleati senza preoccuparsi della fine che avrebbero fatto: la gran parte degli uomini costituirà l’esercito combattente al fianco di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina. Dopo la seconda guerra mondiale saranno chiamati “pellegrini della libertà”. Ma perché i polacchi erano rinchiusi nei gulag? Bisogna fare un passo indietro nella storia. Nel 1939, dopo il Patto Ribbentrop-Molotov, la Polonia viene invasa da nazisti e sovietici. I nazisti deportano gli oppositori nei campi di concentramento, i sovietici li imprigionano nei gulag. Nel giugno 1941, con il cambio di alleanze dell’Urss, sono in parte liberati ed è loro proposto di far parte di un esercito polacco dipendente dal governo di Londra. Anders viene chiamato a costituire l’esercito. Accetta, a patto di portare con sé anche le donne, i bambini e gli anziani: se fossero rimasti nei gulag sarebbero andati incontro a morte certa. Così nasce il 2° Corpo d’Armata Polacco. Il lungo cammino contempla anche lezioni scolastiche, concerti, teatro che viene definito “di servizio” perché il Generale sa che la resistenza passa attraverso la cultura. Tra i suoi più vicini collaboratori, vi erano intellettuali di prim’ordine come il capitano Józef Czapski, pittore e scrittore pacifista, nominato capo del Reparto cultura e stampa dell’armata, o come il soldato Gustaw Herling-Grudziński che non entra nell’ufficio propaganda scegliendo di combattere armi in pugno, futuro autore di “Un mondo a parte” sulla terribile esperienza dei gulag. Attraversano Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan, Iran, Iraq, Siria, Libano, Palestina, Egitto. In Medio Oriente molti profughi e interi orfanotrofi, partono verso l’Africa, l’India, il Messico e la Nuova Zelanda dove sono allestiti per loro appositi campi e villaggi. Nel dicembre del 1943 la colonna arriva in Italia: “un frammento di Polonia libera”, così scrive Jadwiga Domańska, l’attrice alla direzione della compagnia teatrale dell’armata, che sbarca a Taranto. Il 18 maggio 1944 combattono a Montecassino e sfondano la linea Gustav: sconfiggono i tedeschi e aprono la strada agli alleati verso la liberazione di Roma e del resto dell’Italia. Chi sopravvive prosegue e combatte a Loreto e Bologna. Quando hanno deciso di seguire Anders, hanno accettato ogni rischio in nome della libertà della Polonia e dell’Europa. Da allora Montecassino fa parte della storia della Polonia. La battaglia fu combattuta in primavera, fra i monti e prati coperti dal verde e dai colori dei fiori. Fra i soldati c’erano poeti, scrittori, attori, musicisti, intellettuali democratici che si erano opposti ai totalitarismi e alla dittatura. Uno di loro, Feliks Konarski, la notte della battaglia finale tra il 17 e il 18 maggio 1944, sulle pendici della dell’Abbazia scrive “Papaveri rossi a Montecassino”, destinata a diventare la più popolare canzone di resistenza antinazista e antisovietica in Polonia, brano che crea una singolare eco con altri versi molto noti in Italia scritti da Fabrizio De André. Le musiche dello spettacolo “Papaveri rossi” sono eseguite dal vivo da Andrea Zani e Gennaro Scarpato, che oltre ad avere composto brani originali, eseguono un ragtime di Luckey Roberts (“The Music Box Rag”), alcuni brani di F. Chopin, compositore polacco, canzoni popolari russe e polacche (“Oci ciornie”, “Bog Sie Rodzi”), canzoni celebri dell'epoca (“Lili Marleen”), e naturalmente la canzone “Czerwone Maki na Monte Cassino” (“Papaveri rossi a Monte Cassino”). Della lunga colonna di Polonia democratica itinerante, molti muoiono di freddo, altri di tifo, altri sui campi di battaglia, dove ora sorgono cimiteri di soldati polacchi. Una bambina, la piccola Irene, piange alla vista di un orsacchiotto e i soldati le trovano un orso di pezza. Ma lei ne aveva visto uno vero, cucciolo, che le viene donato, cresce con la truppa e diventa pacifico come il più domestico dei plantigradi, ma pronto a diventare un fedele compagno di battaglia. In Italia l’orso Wojtek, regolarmente immatricolato, trasporterà gli obici e i proiettili più pesanti. A Baghdad l’8 maggio 1943 va in scena il primo di tanti spettacoli teatrali, “Qui è la Polonia” di Herminia Naglerowa, artista reduce dal gulag e ausiliaria, pubblicizzato in tutta la città con manifesti in polacco, inglese e arabo. Da allora, il Teatro Drammatico del Secondo Corpo d’Armata si esibisce a Nazaret, Tel Aviv, in Egitto davanti alla Sfinge, Bari, Taranto, Senigallia, Gallipoli, Ancona, Matera, Faenza, Predappio, Ravenna, Forlì, Fermo, Recanati, Modena, Bologna, tra i tanti luoghi di questa strana ed eccezionale tournée. I soldati combattono dopo avere assistito a un concerto o a uno spettacolo (da Shakespeare a Gozzi e Goldoni, con molti testi e adattamenti scritti dagli ex deportati). La compagnia costituisce un caso unico nella storia del teatro. Il Generale Anders combatte e intanto nutre una società civile. Alla fine della guerra va in esilio con gran parte della sua armata in Gran Bretagna e alla sua morte a Londra, nel 1970, chiede di essere sepolto a Montecassino insieme ai suoi soldati, dov’è scolpita nella pietra la frase: “Per la vostra e la nostra libertà, noi soldati polacchi abbiamo dato l’anima a Dio, il corpo all’Italia e il cuore alla Polonia”.
6 date disponibili
14/04/2026 - 19/04/2026
Teatro Vittoria
Mademoiselle Chanel
Mademoiselle Chanel
VIVISPETTACOLO 2025/2026 La storia di una grande donna: Gabrielle Bonheur Chanel, detta Coco, soprannome datole da Etienne Balsan, che sarà il suo primo finanziatore/amante, quando si esibiva come cantante in un caffè concerto. Tutto comincia con la perdita della madre e l’abbandono da parte del padre in un orfanotrofio, quando aveva solo dodici anni. Sarà proprio lì che imparerà a cucire. Amata da artisti, musicisti, poeti, aristocratici, creatrice di uno stile immortale, diva delle sfilate internazionali e frequentatrice delle stanze del potere, in realtà Chanel ebbe solo due unici veri amori: le forbici d’argento che portava al collo e Arthur Capel colui che credendo nel suo talento la sosterrà finanziariamente nella scalata al successo. Note di regia “Io rivoluzionaria? Ve lo ripeto: non fu per creare quel che mi piaceva ma per far passare di moda quel che non mi piaceva. Mi sono servita del mio talento come di un esplosivo”. “Mademoiselle Chanel” è un atto unico che fa rivivere la leggendaria figura di Coco Chanel. La famosa stilista francese è qui rappresentata in tutte le sue sfumature. Dall’infanzia difficile in orfanotrofio alla scalata verso il successo. Si scopre un lato inedito di questa grande donna, una fragilità che la rende più umana e più vera ai nostri occhi. La sofferenza e i tormenti nella sfera privata, i grandi dolori, la consapevolezza di riuscire a fare qualcosa di grande nella sua vita, la durezza dei suoi modi burberi. Una vita di estremi come i colori che firmano il suo stile. Bianco e nero. La capacità di tornare all’essenza, sia nella moda che come donna. “Mademoiselle Chanel” è un dialogo che Coco ha anche con se stessa, riflessa allo specchio, mentre lavora o rivive i momenti più bui e più teneri della sua vita. Lo spettatore assiste alle confessioni intime di una donna che si è sempre mostrata forte e resiliente. La scenografia avvolge la protagonista in un’atmosfera senza tempo accompagnata dalle suggestive musiche originali. Senza tempo. Perché un’icona di stile come Coco Chanel è semplicemente immortale.
4 date disponibili
07/05/2026 - 10/05/2026
Teatro Vittoria
Stremate dalla luna
Stremate dalla luna
VIVISPETTACOLO 2025/2026 “Stremate dalla Luna” è il secondo episodio della fortunatissima Saga Teatrale delle “Stremate” (Parzialmente Stremate, Stremate dalla Luna, Le Bisbetiche Stremate, Tre Stremate e un maggiordomo, Stremate: Ultimo Atto, Stremate e Beate, + 2 nuovi episodi in fase di scrittura). 8 spettacoli campioni di incasso nelle stagioni romane dal 2015 al 2024, replicati anche in un inedito “tour romano” che ne ha confermato il successo - a suon di doppie, triple e sold-out - nei teatri: Golden, Teatro 7 e Teatro della Cometa. È la 1^ Serie Teatrale al Mondo. Un riuscito format di teatro brillante al femminile e un acclamato esempio di “teatro seriale”: pur non essendo necessariamente da seguire in ordine cronologico, i 7 spettacoli raccontano le vite paradossali ed esilaranti delle stesse tre protagoniste (con guest occasionali). Tutta la serie indaga con grande onestà e una giusta dose di cattiveria nel complicato mondo della donna di oggi. Ne mette in mostra gli aspetti più intimi ma nel contempo più quotidiani. È uno spaccato di verità spietate, grottesche, esilaranti, che nascondono tutta la fragilità, la forza, il divertimento e la profondità delle donne. Si affrontano le caratteristiche delle donne adulte “sull’orlo di una crisi di nervi”, soprattutto per colpa degli uomini; ma anche della vita, che in qualche maniera, non le ha soddisfatte del tutto. Dubbi, crisi, schermaglie, rappresentazioni di umori palpitanti e di frenesie goliardiche, nel ricordo delle grandi aspettative della giovinezza. Aspettative tradite o raggiunte? Tre donne che nascondono le loro paure, rifugiandosi in una comicità violenta e spassosa, tra Almodòvar, Woody Allen e Totò. Lo stile della Ricciardi conferma una narrazione cinematografica (sostenuta da un grande ritmo registico) e molto “chiacchierata”, come chiacchiererebbero tre amiche sincere, tra un battibecco e una risata. Sono “Stremate” dalla vita, dagli eventi e forse dalle responsabilità che non vogliono o sono in grado di sostenere. Testi sinceri ed esilaranti ma anche molto toccanti nella loro forte linea “esistenziale”, che raggiunge verità agrodolci aprendo lo spettro emotivo a tutte le donne, che troveranno nelle protagoniste un po’ di loro stesse, delle loro mamme e delle loro nonne. Una Serie che entrerà nel cuore anche agli uomini, sempre molto distratti nel capire le straordinarie donne che hanno a fianco. “Stremate dalla Luna” – Un pomeriggio di Mirella, che doveva essere Hot, con il suo nuovo amante, si trasforma in una giornata da incubo! Del tutto indesiderate, le piombano in casa, una per una, tutte le sue amiche storiche, ognuna pronta a raccontare la sua ultima peripezia. Ma a peggiorare la situazione arriva una quinta stremata: Luna, sorella di Elvira, con una clamorosa novità che causerà ulteriore scompiglio. Come sempre le Stremate daranno vita a battibecchi, angherie e confessioni esilaranti e inattese, trasportandoci ancora una volta nel mondo delle donne di oggi, con tutte le loro luci e ombre, ma sempre imprevedibilmente comiche. E il tanto desiderato “pomeriggio a luci rosse” di Mirella, si trasformerà in una inattesa giornata tra amiche, a luci decisamente più pallide. Su tutto questo, l’inconfondibile marchio registico di Patrizio Cigliano, caratterizzato come sempre da un ritmo vertiginoso e infinite trovate sceniche immerse in un elegante stile teatrale, con richiami alla Commedia all’Italiana, a Woody Allen, Mel Brooks e Totò.
6 date disponibili
12/05/2026 - 17/05/2026
Teatro Vittoria
Le nostre folli capriole nel sole
Le nostre folli capriole nel sole
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Lo spettacolo LE NOSTRE FOLLI CAPRIOLE NEL SOLE ha partecipato alla 16a edizione della rassegna SALVIAMO I TALENTI, ideato da Viviana Toniolo per promuovere progetti teatrali di giovani registi, attori ed autori e dare maggiore visibilità ai talenti nascosti nel nostro teatro, vincendo il Premio Attilio Corsini 2025 pertanto verrà prodotto dalla Compagnia Attori &Tecnici ed inserito nel cartellone 2025/2026 del Teatro Vittoria. Martina è una bambina. Ha un costume intero da piscina e la maschera che le tiene su i capelli bagnati. Corre fuori dall’acqua e vede la cupola di una medusa morta. Valentino, anche lui bambino, le si avvicina. Ha i pantaloncini a pinocchietto e uno zainetto. I due si incontrano, per la prima volta, a dieci anni, l’ultimo giorno d’estate, su una spiaggia del litorale laziale, e l’ultima volta a diciannove, sempre su quella spiaggia. Due bambini, che davanti a una medusa morta si interrogano su cosa c’è dopo, dandosi molte più risposte di quelle che noi adulti abbiamo il coraggio di azzardare. Anno dopo anno, si ritrovano in questa bolla che è Cincinnato, una frazione di Anzio fuori dal tempo. Martina vive lì anche durante l’anno, incastrata in una giostra di sogni e violenze che è la sua casa. Valentino viene dalla città e la raggiunge l’estate, accompagnato da una madre ansiosa che tenta di proteggerlo da tutto, impedendogli anche di crescere. Tutti gli anni li ritroviamo, l’ultimo giorno dell’estate, sulla spiaggia di Cincinnato: sempre più grandi, sempre più amici. Affrontano con quella leggerezza disarmante, che solo i bambini posseggono, le questioni che cerchiamo di valicare noi grandi. Ma cosa li accomuna? Cosa tiene insieme questi due piccoli adulti? Valentino non è mai entrato in acqua, schiacciato dalla paura, più della madre che sua, di annegare come è successo al padre. Martina vuole volare, scoprire le strade del cielo, così diverse dalle vie di Cincinnato. Cosa li unisce? Prima il coraggio, poi l’amore. NOTE DI REGIA Come recita “Fisherman’s Blues”: [So che sarò liberato/ Dai legami che mi attanagliano/ Che le catene appese intorno a me/ Cadranno finalmente/ E in quel giorno felice e fatale/ Sarò l’artefice della mia stessa guarigione/ Correrò su quel treno/ Sarò il pescatore] così anche loro cercano il coraggio di cambiare, di imparare a crescere. La musica scandisce lo scorrere degli anni e una voce adulta, quella di Filippo Gili, ci accompagna nella loro crescita. Mentre Valentino e Martina crescono però I colori dei costumi, della scena e della vita vanno a sbiadire. Quando non bastano più i braccioli a tenerti a galla tutto quello che resta è l’altro. Se si potesse scattare una fotografia di Martina e Valentino, li vedremmo come in una cartolina, di quelle con il bordo e una patina giallastra, con i secchielli in mano e la bandana in testa, immobili, felici, che guardano il mare davanti a loro, l’immensità luminosa che è la platea, e anche oltre. “Meriti di vedermi tentare, Meriti che io abbia coraggio da donarti, Voglio nutrirti come mi hai nutrito tu, Tutti questi anni.”
6 date disponibili
19/05/2026 - 24/05/2026
Teatro Vittoria
Ago capitano silenzioso
Ago capitano silenzioso
VIVISPETTACOLO 2025/2026 “AGO: Capitano Silenzioso” è un monologo di 1 ora dedicato ad uno dei capitani più amati della squadra della Roma: Agostino Di Bartolomei, che, dopo essersi ritirato definitivamente dal calcio, una mattina di maggio del 1994 pose fine alla sua vita con un colpo di pistola al cuore. Le ragioni di quel drammatico gesto appartengono alla sfera più intima e imperscrutabile di quell'uomo che, invece, i cuori degli altri li aveva fatti palpitare e gioire dagli spalti di tutti gli stadi d'Italia. Era già numero 10, Agostino, quando nel 1983 arrivò lo scudetto alla Roma che all'epoca poteva contare su giocatori come Conte, Falcao, Pruzzo e altri che fanno parte della Storia stessa della squadra della Capitale. 237 partite disputate con la maglia giallorossa e 50 gol; 3 le Coppa Italia portate a casa negli anni ’80. Agostino, dotato di un grande carisma e un tiro micidiale, era un punto di riferimento per tutti, e non solo per le sue doti di grande sportivo, ma anche per le sue straordinarie qualità umane e caratteriali: garbato, sempre corretto in campo e soprattutto silenzioso, di sicuro un anti-eroe, molto distante da quel calcio “sbraitato” di cui, spesso, siamo spettatori oggi. Agostino nasce e cresce in borgata, quella di Tor Marancia a Roma, era un bravissimo studente che amava la poesia e, come tanti ragazzini, giocava a pallone sotto casa e poi al campetto sportivo sempre in zona. Non fu lui a cercare il Calcio, ma il Calcio a cercare lui! Lo aveva cercato il Milan, ma lui rifiutò per non lasciare la sua città; lo cercò la Roma e lui accettò, non prima di aver chiesto consiglio al padre che lo lasciò libero di decidere senza infondere a quel ragazzino, introverso e riflessivo, nessuna pressione né brama di successo. Agostino, “AGO” per i tifosi, era un romano e un romanista; giocava con il cuore, ma anche con la testa. Aveva un’indiscutibile visione del gioco in campo che lo portò infatti ad essere Capitano. Sono trascorsi 25 anni dall'anno della sua scomparsa, ma il ricordo di lui resta vivido e affezionato. Antonello Venditti gli dedicò una canzone. Ariele Vincenti, anche lui romanista doc, ripercorre in modo toccante insieme al pubblico, attraverso la memoria di un tifoso compagno di giochi e di quartiere, quegli anni di gloria del mitico AGO, ma ne sottolinea soprattutto le caratteristiche umane. È uno spettacolo per tutti: per chi ama un calcio sano e pulito, per chi rispetta coloro che non hanno mai sporcato la coscienza e la maglia né con azioni né con parole. È uno spettacolo per chi vuole e riesce ancora ad emozionarsi non solo allo stadio, ma anche davanti a un palcoscenico.
1 date disponibili
30/05/2026
Teatro Vittoria
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